Schede anagrafiche piloti

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Dati Anagrafici  René  Arnoux

Nazionalità

Francese

Data di Nascita

4 Luglio 1948

Luogo di nascita

Pontcharra, Grenoble (Francia)

 Carriera con la Ferrari 

Stagioni

3 (1983-1984-1985)

GP disputati

32

Gran premi vinti

3 (Canada, Germania e Olanda 83)

Secondi posti 

4

Terzi posti

Quarti posti

2

Quinti posti

3

Sesti posti

2

Titoli mondiali vinti

-

Pole position

4 (San Marino, USA East, Canada e Gran Bretagna 83)

Risultati nel campionato del mondo F1 con la Ferrari

1983 (Ferrari 126 C3)

3° (49 punti)

1984 (Ferrari 126 C4)

5° (27 punti)

1985 (Ferrari 156- 85)

17° (3 punti)

Profilo

La fama che precede Arnoux, quando il francese è ingaggiato dalla Ferrari nel 1983, è quella di "animale della velocità": una qualifica che gli proviene dalle 15 pole position e dalle quattro vittorie ottenute negli anni trascorsi alla Renault dal 1979 al 1982. Inoltre, il popolo ferrarista ricorda bene quel pilota che aveva ingaggiato una lotta furibonda con Villeneuve nel Gran Premio di Francia del '79: un episodio che aveva contribuito ad aumentare la popolarità di René. Nella sua prima stagione a Maranello, Arnoux sale per tre volte sul gradino più alto del podio, piazzandosi al terzo posto nella classifica finale. Ma nell'anno successivo, il pilota francese resta a bocca asciutta, mentre Michele Alboreto, suo nuovo compagno di squadra, vince il Gran Premio del Belgio. Archiviata una stagione deludente che gli porta come migliori risultati due secondi posti e due terzi posti, Arnoux si appresta a disputare per Maranello la sua terza stagione, ma dopo il primo Gran Premio in programma in Brasile, dove arriva quarto, René viene licenziato in tronco dalla Ferrari con "motivazioni che è meglio non pubblicizzare", come afferma Marco Piccinini, direttore sportivo del team, interrogato insistentemente ma inutilmente in proposito. Nè si saprà qualcosa di più dal pilota, che per tutto il resto della stagione rimarrà fermo, come prevede il contratto di Maranello. Solo nel 1986 Arnoux potrà ritornare a correre, e lo farà con la Ligier fino al 1989. 

Dati Anagrafici Stefan Johanssonn

Nazionalità

Svedese

Data di Nascita

8 Settembre 1956

Luogo di nascita

Växjö (Svezia)

 Carriera con la Ferrari

Stagioni

2 (1985-1986)

GP disputati

31

Gran premi vinti

-

Secondi posti

2

Terzi posti

4

Quarti posti

5

Quinti posti

2

Sesti posti

2

Titoli mondiali vinti

-

Pole position

-

Risultati nel campionato del mondo F1 con la Ferrari

1985 (Ferrari 156-85)

7° (26 punti)

1985 (Ferrari F1-86)

5° (23 punti)

Profilo

Nella stagione agonistica del 1985, Stefan Johansson è un pilota della Tyrrell quando viene chiamato da Maranello per sostituire René Arnoux, improvvisamente appiedato dalla Ferrari subito dopo lo svolgimento del Gran Premio del Brasile. Lo svedese approda così alla corte del Cavallino rampante al fianco di Michele Alboreto che proprio quell'anno lotta per il titolo iridato risultando però sconfitto a fine stagione da Alain Prost e dalla sua McLaren. Per Johansson, il campionato si chiude con due secondi posti come migliori risultati. Nell'86, il pilota svedese sale ancora sul podio in quattro occasioni, ma la sua avventura a Maranello è ormai al termine visto che per l'anno successivo è in arrivo Gerhard Berger, mentre Stefan sarà ingaggiato dalla McLaren su segnalazione della stessa Ferrari. In tutto, sono 31 le corse disputate da Johansson con la Ferrari.

Dati Anagrafici Nigel Mansell

Nazionalità

Britannica

Data di Nascita

8 Agosto 1953

Luogo di nascita

Baughton, Upton on Severn, Worcestershire (Gran Bretagna)

 Carriera con la Ferrari

Stagioni

2 (1989-1990)

GP disputati

31

Gran premi vinti

3 (Brasile e Ungheria 89, Portogallo 90)

Secondi posti

5

Terzi posti

3

Quarti posti

2

Quinti posti

-

Sesti posti

-

Titoli mondiali vinti

-

Pole position

3 (Francia, Gran Bretagna e Portogallo 90)

Risultati nel campionato del mondo F1 con la Ferrari

1989 (Ferrari 640)

4° (38 punti)

1990 (Ferrari 641)

5° (37 punti)

Profilo

Debutto e vittoria: così è stato caratterizzato il matrimonio fra Nigel Mansell e la Ferrari. Nel Gran Premio del Brasile del 1989 disputato sulla pista di Rio de Janeiro, infatti, il pilota inglese porta al successo la Rossa alla sua prima corsa con la squadra di Maranello. Ma l'euforia di questa prima uscita comune avrà come seguito soltanto un altro successo in Ungheria, mentre il campionato andrà ancora una volta alla McLaren, con la quale si imporrà Prost dopo un'acerrima lotta con Senna, suo compagno di squadra. Una convivenza, quella fra il brasiliano e il francese, ormai impossibile e la cui risoluzione prelude all'approdo a Maranello del "professore" per la stagione successiva. E con la scuderia modenese, il francese si trova subito bene, tanto da sfiorare il titolo che va invece a Senna.

Meno bene si trova Mansell, che soffre oltremodo la presenza di Alain: l'inglese arriverà perfino ad annunciare clamorosamente il ritiro nel Gran Premio d'Inghilterra, dove lancerà ai suoi tifosi i guanti: un gesto dettato dal "sangue caliente" di questo inglese che smentisce tutti i luoghi comuni sull'impassibilità degli anglosassoni. Anche la guida di Mansell è tutt'altro che compassata e stilisticamente da manuale: ma è proprio questo suo carattere focoso e questa guida sempre al limite che infiamma i tifosi del Cavallino. Non a caso, il britannico è soprannominato "il leone". Mansell è infatti nel cuore del popolo rosso e il suo inevitabile divorzio dalla Ferrari non sarà indolore. Un matrimonio durato due anni e che ha registrato oltre alle due vittorie della prima stagione, anche il successo nel Gran Premio del Portogallo del 1990, dove però non mancano le polemiche con Prost. Quell'iride tanto agognata con la Ferrari, sarà conquistata da Nigel Mansell nel '92 con una Williams-Renault che gli permetterà di vincere nove dei sedici Gran Premi in programma.

Dati Anagrafici Gilles Villeneuve

Nazionalità

Canadese

Data di Nascita

18 Gennaio 1950 (morto a Zolder (Belgio) l'8 Maggio 1982 in seguito ad un incidente)

Luogo di nascita

Saint Jean-sur-Richelieu, Chambly, Quebec (Canada)

 Carriera con la Ferrari

Stagioni

6 (1977-1978-1979-1980-1981-1982)

GP disputati

66

Gran premi vinti

6 (Canada 78; Sud Africa, USA West e USA East 79; Montecarlo e Spagna 81)

Secondi posti

5

Terzi posti

2

Quarti posti

2

Quinti posti

3

Sesti posti

3

Titoli mondiali vinti

-

Pole position

2 (USA West 79 e San Marino 81)

Risultati nel campionato del mondo F1 con la Ferrari

1978 (Ferrari 312 T3)

9° (17 punti)

1979 (Ferrari 312 T4)

2° (47 punti(53))

1981 (Ferrari 126 CK)

7° (25 punti)

1982 (Ferrari 126 C2)

15° (6 punti)

Profilo

Sono trascorsi tanti anni da quell'8 maggio 1982, quando Gilles Villeneuve volò con la sua Ferrari decollando sulla March di Mass per poi essere sbalzato fuori dalla sua monoposto e morire sbattendo il collo contro un paletto di una rete. Quel giorno ebbe il suo culmine la fase nera iniziata dalla Ferrari col Gran Premio di San Marino (dove Pironi "tradì" Gilles andando a vincere una gara dominata dal canadese) e che avrà una coda in Germania con il terribile incidente di cui sarà protagonista Pironi. La storia di Villeneuve alla Ferrari era iniziata fra mille polemiche, a causa dell'eccessiva foga del canadese che lo aveva portato anche a uccidere, con un incidente tremendo, due commissari di percorso in Giappone. Era la fine della stagione '77, e Gilles sostituiva Niki Lauda, andato a seguire "altre motivazioni" alla Brabham. Nell'anno successivo, la prima vittoria arriva sul circuito di casa, in quel Canada che va in visibilio per quel suo temerario pilota. Nel frattempo, Gilles ha conquistato i tifosi della Rossa, che l'anno successivo salutano il titolo conquistato da Scheckter, mentre Gilles svetta in tre Gran Premi: l'anno successivo sarà la sua stagione e sarà proprio Scheckter ad aiutarlo, come lui ha fatto col compagno di squadra. Ma nell'80 la 312 T5 non è all'altezza della situazione e il campionato è una faccenda privata fra Piquet e Jones, con quest'ultimo ad avere la meglio. Nell'81, Gilles regala alla sua squadra due "bonus", tenendo a bada la muta degli inseguitori sia nel Gran Premio di Montecarlo, sia nel successivo in Spagna: due autentiche imprese. La nuova stagione si apre con ottime prospettive: la 126 C2 è una macchina che può puntare decisamente al titolo.Ma poi arrivò Zolder... All'indomani di quell'8 maggio, sembrava impossibile che Gilles fosse morto, come sempre accade di fronte alla scomparsa di un grande, che appartenga o meno al mondo dello sport. Impossibile anche perché ai funambolismi, Villeneuve aveva abituato gli appassionati, a cominciare da quello cruento con cui aveva esordito con la Ferrari in Giappone, passando per le ruotate con Arnoux a Digione, il giro su tre ruote a Zandvoort, la rabbia con cui proseguì a Montreal con l'alettone piegato a coprirgli la visuale. Imprese che avevano conquistato i tifosi, che gli riconoscevano un cuore generoso come quello dei grandissimi, compreso quel Nuvolari cui volle accostarlo lo stesso Enzo Ferrari. Che, notoriamente restio a ogni esternazione gratuita, all'indomani della tragedia si lasciò sfuggire: "Io gli volevo bene".

Dati Anagrafici Jody Scheckter

Nazionalità

Sudafricana

Data di Nascita

29 Gennaio 1950

Luogo di nascita

East London (Sud Africa)

 Carriera con la Ferrari

Stagioni

2 (1979-1980)

GP disputati

27

Gran premi vinti

3 (Belgio, Montecarlo e Italia 79)

Secondi posti

3

Terzi posti

-

Quarti posti

4

Quinti posti

2

Sesti posti

1

Titoli mondiali vinti

1 (1979)

Pole position

1 (Montecarlo 79)

Risultati nel campionato del mondo F1 con la Ferrari

1979 (Ferrari 312T4)

1° (51 punti(60))

1980 (Ferrari 312T5)

19° (2 punti)

Profilo

Il nome di Jody Scheckter è fra i più ricorrenti trattando della Ferrari: il sudafricano è stato infatti l'ultimo pilota a portare a Maranello il titolo iridato di F.1. Prima di lui erano riusciti nell'impresa Alberto Ascari, Juan Manuel Fangio, Mike Hawthorn, Phil Hill, John Surtees e Niki Lauda: nove successi in tutto, considerando che Ascari e Lauda avevano conquistato due allori a testa. E' il 1979 e Jody Scheckter conquista il campionato del mondo in una splendida giornata di festa a Monza, dove, nel Gran Premio di casa, le Ferrari del sudafricano e di Gilles Villeneuve sfrecciano ai primi due posti sulla linea del traguardo. Un risultato che ancora una volta premia la lungimiranza di Enzo Ferrari, che aveva voluto nel suo team prima il canadese e poi Scheckter, che aveva dimostrato di essere maturato come nessun altro nelle sei stagioni disputate fino a quel momento. Gli inizi della carriera di Jody erano stati caratterizzati, infatti, da un'irruenza che aveva anche provocato danni e malumori nell'ambiente. La stagione successiva al titolo iridato è forse la più disastrosa per il sudafricano, vuoi per la mancanza di competitività della 312 T5, vuoi perché Scheckter è chiaramente appagato come pilota dopo la conquista del titolo. Alla fine dell'80, come previsto, e a soli 30 anni, Jody abbandona le corse per cambiare completamente vita, compresa la residenza, visto che non metterà più piede in Sud Africa trasferendosi in Georgia, dove si occupa di sistemi di sicurezza. Questo il giudizio di Enzo Ferrari sul campione sudafricano: "Jody Scheckter, grintoso sudafricano di famiglia lituana, lo osservavo con interesse e simpatia da due anni, convinto che la sua esuberanza l'avrebbe portato, con l'adeguata assistenza tecnica di una squadra professionale, ai vertici mondiali. I suoi impegni con la nascente esperienza Wolf non gli consentirono subito il passaggio alla Ferrari, così soltanto nel 1979 ha potuto correre con noi, coronando quel successo al quale lo ritenevo predestinato e dimostrandosi non soltanto un combattente audace, ma anche un razionale calcolatore di risultati intermedi. Qualità, questa, che probabilmente nessuno gli avrebbe precedentemente attribuito. Con Scheckter ho sperato che risultasse smentita la mia teoria sulla parabola dei campioni del mondo e invece anche lui non ha fatto eccezione alla regola. Chiese un giorno di parlarmi. Mi raccontò della famiglia, del secondo figlio, sei suoi interessi finanziari in Europa, del suo desiderio di sistemarsi per il futuro a Montecarlo, rinunciando alle corse, da bravo, previdente uomo d'affari. Lo confortai nella sua decisione, ricordando il tumulto dei miei sentimenti di pilota quando, nel 1931, stava per nascere mio figlio Dino. Scheckter, presentandosi alla Ferrari come personaggio curiosamente difficile, mi halasciato il ricordo di un uomo dimostratosi leale e di ottimi sentimenti".

Dati Anagrafici Nino Farina

Nazionalità

Italiana

Data di Nascita

30 Ottobre 1906 (morto a Aiguebelle,Chambéry (Francia) il 30 Giugno 1966 in un incidente stradale)

Luogo di nascita

Torino

 Carriera con la Ferrari 

Stagioni

4 (1952-1953-1954-1955)

GP disputati

20

Gran premi vinti

1 (Germania 53)

Secondi posti 

9

Terzi posti

3

Quarti posti

2

Quinti posti

1

Sesti posti

-

Titoli mondiali vinti

-

Pole position

3 (Svizzera e Gran Bretagna 52, Argentina 54)

Risultati nel campionato del mondo F1 con la Ferrari

1952 (Ferrari 500 F2)

2° (25 punti(28)) 

1953 (Ferrari 500 F2)

3° (26 punti (32))

1954 (Ferrari 625 F1)

8° (6 punti)

1955 (Ferrari 625 F1)

5° (10 1/2 punti)

Profilo

Torinese di nascita, Nino Farina apre tutti gli elenchi riguardanti il mondiale di F.1, avendo realizzato la prima pole position, il primo giro più veloce in gara e la prima vittoria iridata, oltre ad essersi aggiudicato il campionato del mondo a fine anno, quel 1950 che dà inizio alla serie iridata. Campionato che Farina vince con l'Alfa Romeo, marchio cui si legherà anche per la stagione successiva, per passare poi alla Ferrari alla quale rimarrà fedele per il resto della sua carriera. Una carriera nata molto tempo prima dell'inizio del mondiale e che aveva dato molte soddisfazioni al "dottor" Farina (l'unico laureato a essersi aggiudicato il titolo in F.1) già negli anni '30. Quando inizia il campionato del mondo, il pilota torinese ha infatti già 44 anni. Con la Ferrari, Farina vince una sola gara nel '53, anno che consacra ancora una volta il talento di Ascari: con la scuderia del Cavallino rampante rimarrà ancora due stagioni prima di appendere il casco al famoso chiodo. Morirà nel '66 in un incidente stradale dopo essere passato indenne da tanti "crash" subiti in corsa, tanto da aver accumulato oltre cinque anni di ricoveri ospedalieri. 

Dati Anagrafici Manuel FAngio

Nazionalità

Argentina

Data di Nascita

24 Giugno 1911 (morto a Balcarce, Buenos Aires (Argentina) il 17 Luglio 1995)

Luogo di nascita

Balcarce, Buenos Aires (Argentina)

 Carriera con la Ferrari 

Stagioni

1 (1956)

GP disputati

7

Gran premi vinti

3 (Argentina, Gran Bretagna e Germania 56)

Secondi posti 

3

Terzi posti

-

Quarti posti

2

Quinti posti

-

Sesti posti

-

Titoli mondiali vinti

1 (1956)

Pole position

5 (Argentina, Montecarlo, Belgio, Germania e Italia 56)

Risultati nel campionato del mondo F1 con la Ferrari

1956 (Ferrari D50)

1° (30 punti(33)) 

Profilo

Il biglietto di presentazione che Fangio esibisce a Maranello al suo arrivo nel 1956 vanta tre titoli iridati, ottenuti con l'Alfa Romeo nel '51, e con la Maserati e la Mercedes nel biennio '54 - '55. E con la scuderia di Maranello il fortissimo pilota argentino non si smentisce, conquistando a fine anno il quarto campionato del mondo, anche se molto aiutato da un cavalleresco Peter Collins che si sacrifica per lui nella decisiva gara di Monza. Eppure, quando si lega al Cavallino rampante, Fangio ha già 45 anni, ma conserva una grinta e una classe che sembrano incuranti del passare del tempo. Alla fine di questa stagione però, il rapporto con Enzo Ferrari si incrina, fino ad arrivare a una rottura che produrrà molte polemiche negli anni successivi, anche a causa di un libro autobiografico di Fangio: solo molti anni dopo lo strappo sarà ricucito e i rapporti fra l'argentino e il patriarca di Maranello torneranno sereni. Passato alla Maserati nel '57, Juan Manuel Fangio porrà il quinto sigillo a una carriera unica, composta da 24 vittorie, 28 pole position, 23 giri veloci in 51 Gran Premi iridati disputati.Così si è espresso Enzo Ferrari sul pilota argentino: "Su Juan Manuel Fangio si sono sentiti giudizi e opinioni discordanti, non tanto sul pilota, quanto sull'uomo. Lo vidi per la prima volta nella primavera del 1949, all'autodromo di Modena. C'erano altri piloti, altre macchine. Lo osservai per un paio di giri, finii per tenergli gli occhi addosso. Aveva uno stile insolito: era forse l'unico a uscire dalle curve senza sbarbare le balle di paglia all'esterno. Questo argentino, mi dissi, è bravo sul serio: esce sparato e resta nel bel mezzo della pista. Più tardi venne da me in scuderia. Era accompagnato da un funzionario dell'Automobil Club argentino e la conversazione fu abbastanza lunga: non proprio con lui, per la verità, giacchè non disse più di dieci parole. A un certo punto, infatti, cominciai a guardarlo incuriosito: era un timido, un mediocre, un furbo? Non capii. Sfuggiva al mio sguardo, rispondeva a monosillabi con una strana vocetta d'alluminio, mentre un costante, indefinibile sorrisetto strabico gli rendeva il volto impenetrabile. Dopo aver vinto cinque volte il Campionato mondiale, scrisse un libro di memorie in cui sarebbe affiorato un altro Fangio. Vero è che per dire certe cose, per lanciare certe ingenue quanto temerarie accuse, a metà di questo libro si servì di una penna altrui. Era nel suo stile. Nel 1956, Manuel Fangio corse per la Ferrari, nella squadra ufficiale. Era già tre volte campione del mondo. Disputò quindici gare, arrivando sei volte primo, quattro volte secondo, due volte quarto e ritirandosi tre volte. La stagione lo laureò campione del mondo per la quarta volta. Ma, secondo le sue memorie, questo 1956 fu tutto un "giallo", in cui si mescolarono tradimenti, sabotaggi, inganni, macchinazioni, allo scopo di gettarlo nella polvere. L'autore di tante perfide manovre? Enzo Ferrari: cioè proprio chi lo aveva ingaggiato. Fangio tornò da me nel 1968. Come organizzatore della nuova Temporada argentina. Dopo un'amichevole colazione, mi prese da parte: "Non sono più sposato - mi disse - ora le cose mi appaiono sotto un'altra luce, molto diversa da tanti anni fa". Anche questo è il coraggio di Fangio. Ed è un tratto di nobiltà che sono lieto di riconoscergli, oltre alla ritrovata amicizia".

Dati Anagrafici Alberto Ascari

Nazionalità

Italiana

Data di Nascita

13 Luglio 1918 (morto a Monza il 26 Maggio 1955 in seguito ad un incidente)

Luogo di nascita

Milano (Italia)

 Carriera con la Ferrari 

Stagioni

4 (1950-1951-1952-1953)

GP disputati

27

Gran premi vinti

13 (Germania e Italia 51; Belgio, Francia, Gran Bretagna, Germania, Olanda e Italia 52; Argentina, Olanda, Belgio, Gran Bretagna e Svizzera 53)

Secondi posti 

4

Terzi posti

Quarti posti

2

Quinti posti

1

Sesti posti

-

Titoli mondiali vinti

2 (1952 e 1953)

Pole position

13 (Germania e Spagna 51; Belgio, Francia, Germania, Olanda e Italia 52; Argentina, Olanda, Francia, Gran Bretagna, Germania e Italia 53)

Risultati nel campionato del mondo F1 con la Ferrari

1950 (Ferrari 125 F1)

5° (11 punti)

1951 (Ferrari 125 F1 - 212 F1 - 375 F1)

2° (25 punti(28))

1952 (Ferrari 166 - 375 F1 - 500 F2)

1° (36 punti(52,5))

1953 (Ferrari 166 - 500 F2 - 553 F2)

1° (34,5 punti(46,5))

Profilo

Figlio di un altro grande dell'automobilismo qual era stato Antonio, Alberto Ascari unisce il proprio destino alla Ferrari ancor prima che inizi il campionato del mondo di F.1, nel quale, nei primi due anni è l'Alfa Romeo a dominare con Farina e Fangio. Ma la tenacia del Cavallino rampante ha la meglio già dal 1952, quando Ascari si aggiudica a mani basse il mondiale, ripetendosi l'anno successivo e diventando l'ultimo italiano a essersi fregiato del titolo iridato. Nel frattempo, la Lancia ha deciso di entrare in campo e offre a Ascari un ingaggio principesco per garantirsi i servigi del campione del mondo. "Ciccio" accetta, portando con sè anche Gigi Villoresi, sua seconda guida a Maranello. Ma la nuova vettura tarda a essere pronta e nel '54 Ascari è costretto a rimediare qualche partecipazione utilizzando Maserati e, nel Gran Premio d'Italia, la stessa Ferrari. Solo nell'ultima gara in programma in Spagna Ascari potrà salire sulla Lancia. La stagione successiva si annuncia come quella buona sia per il pilota milanese, sia per la sua nuova squadra, ma a Montecarlo, nella seconda gara in calendario, "Ciccio" vola in mare, restando fortunosamente illeso. Quattro giorni dopo, Eugenio Castellotti è a Monza per effettuare delle prove con la Ferrari Sport quando arriva Ascari in visita di cortesia: il pilota milanese si è completamente ripreso dall'incidente monegasco. Poco prima della pausa del pranzo, "Ciccio" chiede all'amico di poter provare la macchina e sale per non fare più ritorno: alla curva che da allora porta il suo nome, Ascari si schianta in un incidente mai chiarito. Qualcuno parlerà dell'attraversamento della pista da parte di uno degli addetti al circuito, portando come prova la disperata quanto inutile frenata tentata da Ascari prima di uscire di strada. Perso il proprio campione, la Lancia decide l'immediato ritiro dalle competizioni, cedendo tutto il materiale alla Scuderia Ferrari. Questo il giudizio di Enzo Ferrari su Ascari:" Il pilota Alberto Ascari aveva uno stile preciso e deciso, ma era l'uomo che aveva bisogno di partire in testa. Ascari in testa era difficilmente superabile: oserei dire ch'era impossibile superarlo, a meno che la lotta in famiglia non forzasse il suo temperamento, come accadde a Monza nel 1953. Ascari relegato in seconda posizione, o più indietro, non era il combattente che io avrei desiderato di vedere in certe occasioni. Non perchè disarmasse, ma perchè quando doveva inseguire e doveva superare l'antagonista, evidentemente, soffriva non di complesso di inferiorità, ma di un nervosismo che non gli consentiva di esprimere la sua classe. Per Ascari valeva proprio l'opposto della norma: di solito, infatti, il pilota che si trova in prima posizione è preoccupato di mantenerla, si può distrarre nel controllare la situazione dietro di lui, studia il proprio passo, è spesso incerto se spingere o no; Alberto si sentiva invece sicuro proprio quando faceva la lepre; in quei momenti il suo stile diventava superiore, e la sua macchina imprendibile". 

 

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