I due più grandi campioni a confronto

AYRTON SENNA DA SILVA & MICHAEL SCHUMACHER

Sono state, sono e saranno sempre due leggende dell’automobilismo. Il primo un fenomeno, il secondo un eroe. Il primo, il duro, il secondo, l’affascinante. Il primo, vivo, il secondo, scomparso prematuramente. In questa ultima frase si racchiude un importantissimo particolare: Schumi è ancora qui con noi, Ayrton non c’è più. Ed è per questo difficilissimo cercare di capire chi dei due sia davvero stato il migliore cioè ....il più grande di tutti!!!

CARATTERISTICHE GENERALI

Michael Schumacher: è un cavallo di razza, il mordente non gli è mai mancato. In 14 anni di F1 nessuno ha vinto quanto lui, anche se va detto che nessuno ha mai avuto una macchina ultracompetitiva per un lungo periodo come è successo a lui negli ultimi anni. Il suo piede destro è sempre stato molto pesante, ma la grande capacità di Schumi sta, da sempre, nella messa a punto della macchina e nella grande costanza in gara, i suoi veri punti forti.

Ayrton Senna: era un pilota che amava il rischio, che aveva la velocità nel sangue, che voleva andare sempre oltre il limite. E’ quasi riuscito a vincere una gara con una vettura, la Toleman, che nel 1984, prima di trasformarsi in Benetton, non era certo una macchina da prima fila. Anche lui ha sempre avuto il piede destro pigiato sull’acceleratore, e in quanto a velocità pura non c’è mai stato nessuno capace di stargli davanti. La sua sensibilità alla guida era unica.

CARISMA

Michael Schumacher: non è mai stato un esempio; Schumi, oggi 7 volte campione del mondo, è sempre stato aspramente criticato dai colleghi e da gran parte della stampa mondiale: giudicato da sempre freddo e cinico, ha fatto molta fatica a togliersi questa etichetta, ma è comunque riuscito, soprattutto negli ultimi anni, a trovare un ottimo rapporto con tutti i tifosi ferraristi che, nel bene e nel male, lo hanno saputo amare, ben consapevoli che senza di lui difficilmente la rossa avrebbe vinto 5 titoli mondiali consecutivi.

Ayrton Senna: un mito dentro e fuori la pista; l’eroe delle folle, il simbolo di un intero paese, il salvatore di tutti i brasiliani. Fin dai suoi esordi, Ayrton aveva intorno a sé gente che lo amava e che apprezzava le sue doti di uomo. Tutti ricordiamo le sue vittorie, quando tagliava il traguardo e alzava al cielo quella bandiera, “Ordem e Progresso”; è così che ha conquistato la sua gente e i suoi tifosi. Il suo carisma, il suo saper stare con la gente, il suo saper trovare le parole e i gesti giusti adatti anche alle situazioni più tragiche: fece così anche quella domenica di Maggio del 1994, quando, partito in pole, si era messo nell’abitacolo una bandiera austriaca, per ricordare il giovane Roland Ratzenberger, deceduto il giorno prima. Voleva, l’eroe, tagliare il traguardo davanti, per poter sventolare quel pezzo di stoffa in onore dell’amico scomparso! Era lui, era semplicemente Ayrton.

I GRANDI RIVALI

Michael Schumacher: ha corso con due generazioni differenti. Talvolta, si è saputo imporre, quando era ancora ad inizio carriera, contro piloti del calibro di Prost, Mansell e lo stesso Senna. Il tedesco, nelle ultime 3 gare del 1991, ha demolito in tutti i sensi il suo ben più esperto compagno di scuderia, Nelson Piquet. Un dato che parla da sè. Nella sua carriera sono mancate le lotte di lunga durata con molti piloti forti; combattè dapprima contro Damon Hill, in seguito con Villeneuve, poi fu la volta del finlandese Hakkinen. Negli ultimi anni, Michael non ha avuto un vero avversario, anche se tanti giovani, Montoya, Raikkonen, Alonso, tanto per fare alcuni nomi, hanno provato ha portargli via vittorie e punti preziosi nel corso della stagione.

Ayrton Senna: l’indimenticato pilota brasiliano ha attraversato l’epoca dei grandi campioni della F1. Ha corso per molti anni con alcuni dei driver più acclamati. Il suo più grande rivale è stato Alain Prost, con il quale Ayrton ha intrapreso duelli ricchi di adrenalina e odio! Ma Senna si dovette confrontare anche con altri ex campioni del mondo: i vari Mansell, Piquet, Lauda gli hanno sempre dato molto filo da torcere. Il fatto di aver corso con tutti questi “cavalli di razza” accresce di molto i suoi meriti.

LE GRANDI SCORRETTEZZE

Michael Schumacher: nella sua carriera sono stati numerosi gli episodi in cui il grande campione della Ferrari è stato richiamato dalla stampa e dalla federazione. I casi in cui c’è da segnalare un suo comportamento scorretto sono essenzialmente due: ad Adelaide 1994, quando, nel tentativo di difendersi da un attacco di Damon Hill, in lotta con lui per il mondiale, tagliò la strada al pilota inglese, e nel contatto tranciò in modo netto una sospensione alla Williams. In quella occasione Michael vinse il suo primo mondiale, ma fu una gioia particolare e macchiata da quel gesto, tanto che la FIA per un periodo pensò addirittura ad una squalifica. Il secondo episodio incriminato nella storia del 6 volte campione del mondo risale all’ultima gara della stagione 1997, a Jerez de la Frontera. Michael, al 48° giro, viene attaccato da Villeneuve. Quando ormai il canadese ha già mezza macchina dentro, il tedesco gli chiude la porta in faccia: una mossa che costa l’immediato ritiro dalla gara per Schumi, la perdita del terzo mondiale, e la squalifica da parte della FIA per il suo comportamento ritenuto antisportivo.

Ayrton Senna: anche gli episodi “neri” del mitico pilota brasiliano, comunque, non sono da assolvere. La scorrettezza più grave, Ayrton la compie a Suzuka nel 1990. Il mondiale è alla penultima gara. Appena 42 giorni prima Senna ha firmato la “pace” con il suo rivale di sempre, Alain Prost, reo di averlo buttato fuori alla penultima gara nel mondiale 1989, togliendo così al brasiliano la possibilità di conquistare il suo secondo mondiale all’ultima corsa in Australia. Ma nonostante il presunto riavvicinamento tra i due, Ayrton ha dentro di sé un odio profondo verso il francese: medita quindi vendetta. Proprio come successe a parti invertite l’anno precedente, il brasiliano alla prima curva, dopo la partenza, tampona Prost, laureandosi campione del mondo. Si giustifica lamentandosi con gli organizzatori del GP, colpevoli secondo lui di non aver voluto spostare la pole sul lato pulito della pista. Solo un anno dopo, quando conquista il suo terzo e ultimo mondiale in modo corretto, l’indimenticato Senna confesserà di aver volontariamente speronato il francese, per vendicarsi di ciò che accadde l’anno precedente.

IMPRESE MAGICHE…

Michael Schumacher: il campione tedesco, nella sua carriera, è stato autore di gare veramente magistrali, su cui si potrebbe scrivere un libro. Una delle più belle fu indubbiamente quella che lo vide protagonista nel GP del Belgio del 1995, sulla pista in cui Schumi ha debuttato in F1. In quella occasione Michael, partito dalla 16ª posizione sulla griglia, riuscì a compiere una rimonta straordinaria e vinse la gara da vero campione. Un’altra vittoria bellissima fu quella ottenuta in Spagna, sul circuito di Barcellona, l’anno successivo all’impresa belga, nel 1996: Michael, sotto un’acqua incredibile, nonostante una partenza disastrosa, recupera e con grande maestria supera numerosi avversari, fino a portarsi al comando e vincere la gara. Uno dei successi più belli nella sua carriera in Ferrari, Schumacher lo regalò ai suoi tifosi nel 1998, a Budapest. Partito in terza posizione e costretto ad inseguire le due lepri McLaren, con una tattica differente da quella dei due piloti del team di Ron Dennis, Michael balza al comando quando mancano circa 20 giri alla fine. Da quel momento, nulla più riesce a fermare la sua cavalcata trionfale. L’ultimo successo magico, Schumi lo conquista nella “tiepida” Sepang, in Malesia, quando nel 2001, dopo una partenza in prima posizione, perde tantissime posizioni a causa della pioggia. Recupera da un distacco di quasi un minuto e, dopo una quindicina di sorpassi, riconquista ciò che è suo… taglia il traguardo davanti al compagno Barrichello e dal 13° giro in avanti “nessuno ha più sue notizie”…

Ayrton Senna: “The Magic” era un maestro in fatto di rimonte e di gare all’ultimo respiro! Fin dagli esordi con la Toleman seppe regalare a tutti i tifosi grandissime emozioni. Ricordiamo tutti con piacere la sua impresa eroica al GP di Monaco del 1984, quando, sotto la pioggia battente e partito dal fondo dello schieramento, riuscì a rimontare e a raggiungere in breve tempo le prime posizioni. Una sicura vittoria sfumò solo per la bandiera rossa sventolata da Jackie Ickx, il quale decise anzitempo di fermare la gara per le condizioni della pista, consegnando così la vittoria a Prost. Un’altra gara stupenda Senna la fece in Giappone, nel 1988, quando al via, nonostante fosse partito in pole, la sua macchina si bloccò in mezzo alla pista e perse circa 20 posizioni: Ayrton, che sapeva che se avesse vinto sarebbe stato il nuovo campione del mondo, spinse il piede destro sull’acceleratore e compì una rimonta stupenda, saltando i suoi avversari uno ad uno come birilli. Quando mancavano circa 25 giri alla fine della corsa, si trovò alle spalle di Prost che a sua volta aveva davanti un doppiato: Senna vide uno spiraglio grande quanto uno spillo e ci si infilò, proprio davanti al rettilineo dei box. Fu un sorpasso magistrale, in cui c’era tutto il talento, tutta la classe del grande fenomeno brasiliano: fu un sorpasso da campione del mondo. Nel 1991, al GP del Brasile, Ayrton dominò tutta la gara, ma quando mancavano una quindicina di tornate al termine della corsa, il cambio si inceppò e la sua McLaren perse la 1ª e la 2ª marcia; ma Senna non mollò e anzi cercò di impegnarsi al meglio per non compromettere la sua splendida gara. Quando ormai mancavano solo 5 giri al termine, iniziò ad avvertire grandissimi dolori al braccio destro, provocati dalla fatica nel manovrare il cambio: Ayrton percorse l’ultimo giro con una sola marcia, la 6ª, e con dolori lancinanti, sotto l’attacco sfrenato di Patrese. Ma riuscì nella sua impresa, tagliò il traguardo in prima posizione e collegato all’abitacolo della sua macchina c’era il telecronista di Rete Globo, Galvao Boeno: Magic iniziò ad urlare all’impazzata, e quando salì sul podio, nonostante tutte le fatiche, ogni dolore e ogni sforzo sembrava scomparso, davanti alla folla in festa. Solo lui era in grado di regalarci simili gioie. L’ultima, immensa prodezza dell’indimenticato eroe brasilero è riconducibile al GP d’Europa 1993: in quella domenica a Donington l’acqua cadeva copiosamente e Ayrton, partito in quarta posizione con un ritardo pesante dalle due vetture di Frank Williams, scattò al via come una furia e si impossessò in meno di un giro della prima posizione. Da quel momento dominò la gara, compiendo i primi giri con gomme d’asciutto, e riuscì a conquistare una vittoria epocale contro tutto e tutti. Fu l’ultima perla della sua straordinaria carriera.

SUL GIRO SINGOLO

Michael Schumacher: in 14 anni di F1 ha ottenuto 68 pole position. Non ha mai dimostrato un vero e proprio interesse nei confronti della pole, anche considerando il fatto che le gare migliori Schumi le ha costruite partendo dalla 3ª o 4ª posizione. In qualifica è sempre riuscito a trovare il giro buono immediatamente, senza dover aspettare diversi run.

Ayrton Senna: era il detentore ufficiale del record. Con 65 pole all’attivo, nessun pilota è mai riuscito ad impensierirlo (solo Michael con 68) e Magic è il pilota più costante di sempre nella prestazione sul giro singolo. Era un maestro in questa specialità: riusciva, a parità di macchina, a dare addirittura 7-8 decimi ai propri compagni di squadra. Quando correva lui, la pole era più importante di oggi. I sorpassi in pista erano più frequenti ma, con le McLaren di cui disponeva, Ayrton, quando partiva davanti, arrivava al traguardo nel 70% dei casi da vincitore. Pur avendo corso con molti dei grandi della disciplina, nessuno fu in grado di togliergli questo primato ormai storico.

GESTIONE DELLA GARA

Michael Schumacher: in questo settore si è sempre distinto dai migliori piloti di sempre; Schumi è stato ed è tutt’oggi un grande maestro nella gestione della gara: è in grado, in un momento di estremo bisogno, di fare 10 o più giri veloci uno dietro l’altro, raggiungendo il massimo sin dal primo di questi: una volta accumulato il vantaggio, Michael lo gestisce senza guadagnare né perdere secondi dagli avversari. Questa strategia ha più volte permesso a lui e alla Scuderia Ferrari di conquistare importanti vittorie.

Ayrton Senna: non è mai riuscito a mostrare le sue doti in maniera decisa in questo campo, soprattutto per il fatto che al suo fianco ha avuto piloti che non lo facevano respirare un solo istante, e che non gli permettevano di andare in fuga come magari, anzi sicuramente, gli sarebbe piaciuto. Più che nelle fughe, lui era un grande maestro negli inseguimenti: un po’ come il nuovo pilota della McLaren, il colombiano Juan Pablo Montoya.

RAPPORTI CON LA SQUADRA

Michael Schumacher: da quando è arrivato in Ferrari, ha saputo dapprima conquistarsi la fiducia dei meccanici e dello staff dirigenziale, per poi riuscire ad ottenere dal presidente Montezemolo il permesso di portare a Maranello i suoi tecnici dei titoli con la Benetton: grazie a loro la Ferrari è riuscita a tornare a costruire vetture degne di questo nome assai prestigioso. Ogni volta che Michael ha conquistato mondiali e vittorie, in conferenza stampa, ha voluto sempre ringraziare tutta la sua squadra e, nonostante i suoi detrattori lo critichino accusandolo di essere il “padrone” della rossa, e lui il primo a mettere sul piedistallo tutto il reparto corse che, puntualmente, gli fornisce una macchina all’altezza. Nelle numerose interviste che Michael rilascia di anno in anno, spesso dichiara di avere alle spalle un gruppo solido e vincente che, grazie anche alle innumerevoli vittorie degli ultimi anni, crede fermamente in lui e nel suo talento! Una delle sue grandi capacità è quindi quella di creare armonia all’interno del team per cui corre.

Ayrton Senna: non gli è mai piaciuto dover sistemare un team per portarlo ai vertici; dichiarò più volte, prima della sua morte, di non aver interesse ad andare in Ferrari perché voleva lavorare con una squadra che gli permettesse di vincere da subito. Era comunque un perfezionista, e come tale ha sempre cercato di instaurare un rapporto pacifico con ogni tecnico che lavorava per lui. Quando andò via dalla McLaren, comunque, i tecnici del team anglo-giapponese non sentirono più di tanto la sua mancanza, considerati i rapporti con la squadra che, nel 1993, erano peggiorati al punto tale che Ayrton fu costretto a cambiare scuderia, passando poi alla Williams.

I TIFOSI

Michael Schumacher: quando ancora, fino al novembre 1995, era un pilota Benetton, non si può dire certo che i ferraristi lo amassero, visto la maestosità del suo talento, in grado di annichilire Alesi e Berger, allora piloti della Rossa. Poi, appena Schumi provò la 412 T2 a Fiorano, arrivò ai box e disse ai tecnici: “Ma come avete fatto a non diventare campioni del mondo con un motore così?”; dopo questa frase, che ha fatto il giro del mondo, anche il meno interessato degli sportivi capì che forse sia il francese che l’austriaco non valevano di sicuro quanto il tedesco di Kerpen. Da allora ogni tifoso della casa modenese fa fatica a non amarlo, anche se va detto, e sottolineato, come in alcune circostanze Kaiser Michael sia stato aspramente criticato, talvolta anche per motivazioni assai futili e banali. Una su tutte: Schumacher, nonostante il 2004 sia il suo nono anno alla Ferrari, parla ancora poco l’italiano. Generalmente, chi dice queste cose non è un vero e proprio tifoso di lui o della Rossa, bensì un detrattore accanito che si arrampica sugli specchi per trovargli un difetto al di fuori della pista, visto che all’interno di essa sfido chiunque a trovargliene.

Ayrton Senna: quando comparve sulle piste, nell’ormai lontano 1984, erano davvero pochi i suoi tifosi non sudamericani; con il passaggio dalla Toleman alla Lotus, e poi dalla Lotus alla McLaren, grazie anche alle prime, fantastiche vittorie, Ayrton si fece conoscere un po’ da tutti, appassionati e non, brasiliani ed europei. Sono proprio quest’ultimi che, nonostante il brasilero non abbia mai corso per la Ferrari, lo considerano tutt’oggi, a quattro mesi dal decennale della sua morte, una persona impossibile da non amare, nonostante alcune scorrettezze compiute proprio nei confronti del team di Maranello (Suzuka 1990, ndr). D’altra parte, Senna deve anche molto all’Europa, visto che fu proprio nel nostro continente che iniziò la carriera su monoposto di Ayrton. Nei primi anni, quando arrivò a conquistare il primo titolo con la scuderia di Ron Dennis, era considerato da tutta la stampa un po’ come alcuni, nonostante sia cambiato molto, considerano oggi Schumacher: freddo, calcolatore, sempre attento a non farsi scappare un’emozione di troppo. In realtà, con il passare degli anni, Senna ha mostrato di sé solo i lati più umani, quelli che sono piaciuti alla gente, quelli che fanno di lui, un eroe indimenticabile.

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